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Una laguna navigabile univa Ostia a Fiumicino attraverso Isola Sacra

Una laguna navigabile di congiungimento tra i due bracci del Tevere e il faro di Ostia che faceva da sede della corporazione dei sommozzatori.

foto da www.ilfaroonline.it

Sono le scoperte sensazionali comunicate ieri, mercoledì 28 marzo, nell’Antiquarium degli Scavi di Ostia Antica, nel corso della prima tra le Conversazioni di Archeologia Pubblica e Legalità dal titolo “Vediamoci a Ostia Antica”, ciclo di dieci incontri tra cittadini, archeologi di grande spessore e protagonisti della scena pubblica, organizzati, spiega la Direttrice del Parco Archeologico Maria Rosaria Barbera (montaggio video Elisa Palchetti), con l’intento di contribuire a richiamare nei cittadini un profondo senso di appartenenza e comprensione del territorio, utile a coltivare valori quali la legalità, la protezione dell’ambiente e la trasmissione al futuro, dei nostri beni. “L’idea, nasce dalla forte percezione che abbiamo di funzione pubblica di questo presidio”.

Un esperimento riuscito, con grande sorpresa degli organizzatori, a giudicare dall’attento e qualificato pubblico presente in sala, non costituito solo dagli addetti ai lavori, ma anche da appassionati, per questo primo pomeriggio archeologico sul tema “Evoluzione paleoambientale del suolo di Ostia Antica”.

Un’interessante scenario, seppur difficile da interpretare, spiegare e rappresentare, quello visibile nei risultati delle indagini archeologiche e geoarcheologiche presentate dalla stessa squadra del Parco Archeologico, che nel 2011 rinvenne le due imbarcazioni romane “Isola Sacra 1” e “Isola Sacra 2”, nel corso delle indagini archeologiche preventive per la costruzione del nuovo Ponte della Scafa.

Gli interventi dell’incontro, il primo di dieci che si svolgeranno ad ingresso gratuito ma con prenotazione, sempre nella stessa prestigiosa location fino al 5 dicembre, hanno visto coinvolte le archeologhe Paola Germoni (Funzionario archeologo del Parco Archeologico di Ostia Antica, Mibact), Alessandra Ghelli (Funzionario archeologo del Segretariato regionale per la Calabria, Mibact), e il geologo Carlo Rosa (Geologo e Dottore di ricerca in Scienze della Terra), che hanno mostrato alcuni importanti sviluppi nelle loro ricerche, partendo da un importante presupposto storico: “per consolidarsi ed espandersi la Repubblica dei Consoli affidò alla colonia ostiense dei compiti strategici: la sicurezza militare, con il primo insediamento di un castrum alla foce del Tevere, dopo il conflitto per il controllo delle saline strappate agli Etruschi; la sicurezza alimentare ed economica, cui fanno capo le decine di magazzini commerciali che, nei quattro secoli precedenti l’avvento imperiale, si moltiplicano su entrambe le sponde dell’ultimo tratto del fiume; infine la sicurezza idraulica, per placare il regime del Tevere e sfruttarne al massimo la navigabilità, anche contro-corrente, per recapitare nel cuore di Roma le merci provenienti da ogni angolo del Mediterraneo”.

Da qui le ricerche per l’individuazione del Faro dell’Antica Ostia, che hanno rivelato un letto fluviale assai più ampio dell’attuale alla foce, circa 30 metri di larghezza in più. Elemento coerente con il riconoscimento della banchina fluviale antica nei pressi della Torre Boacciana, che oggi dista circa 30 metri dal fiume. L’importante relazione esistente tra la banchina fluviale e le strutture su cui poggia e si sviluppa il corpo della Torre Boacciana, sembrerebbe confermare l’identificazione di quest’ultima con una torre di avvistamento o un faro posto alla foce del Tevere.

 

L’ubicazione della sede degli urinatores, i sommozzatori che svolgevano la loro attività lungo il corso del Tevere, addetti al recupero dei carichi dispersi nelle acque, riuniti in corporazioni a Roma e Ostia. Una loro sede potrebbe trovarsi in prossimità del faro e della banchina, proprio a Tor Boacciana, dove nel 1976, si recuperò una lastra di marmo inscritta in cui è riportata una dedica all’imperatore Antonino Pio da parte della corporazione degli urinatores ostiensi.

La scoperta infine di una laguna navigabile. Appena fuori da Porta Marina, l’accesso da sud-ovest al Decumano massimo di Ostia Antica, le analisi geoarcheologiche, hanno restituito una sequenza di terreni tipici di una regressione marina. La linea di costa, nel I sec. d. C., si trovava in questo punto, poco oltre Porta Marina, ad almeno tre chilometri da quella attuale, spiega il geologo Carlo Rosa, accendendo un grande interesse del pubblico, aiutato nella comprensione da alcune immagini emozionanti delle ricostruzioni virtuali realizzate da G. Luglio (nella foto). “I dati geologici ci consentono di ridisegnare la topografia antica di questa porzione di territorio ostiense, dando conferma scientifica ad ipotesi formulate dagli archeologi. Possiamo ipotizzare legittimamente che la realizzazione del Porto di Claudio innescò una diversa circolazione delle correnti costiere, bloccando lo scorrimento lungo costa dei sedimenti portati dal Tevere e spinti verso Nord dai venti di Sud-Ovest. Via via si formò un tombolo che si allungava progressivamente verso Sud, intrappolando le acque del mare in una laguna navigabile; successivamente, si sviluppò una duna costiera, sulla quale venne costruita la via Flavia, che collegava Portus ad Ostia”.

Nella laguna, si incrociavano battelli di piccole e medie dimensioni, in acque profonde circa 5 metri. E’ proprio su questo percorso che navigarono Isola Sacra 1 e Isola Sacra 2, ovvero i due relitti ritrovati nel 2011.

Per informazioni sui prossimi appuntamenti di “Vediamoci a Ostia Antica – Conversazioni di Archeologia pubblica e legalità”, è possibile consultare il sito del Parco Archeologico di Ostia Antica.

da www.ilfaroonline.it

Giovedì 29 marzo 2018