Ostia Antica

Anco Marzio

Secondo la tradizione sulle sponde meridionali del fiume il quarto re di Roma, Anco Marzio (anche Marcio dal latino Ancus Marcius 638-614 a.C.), fondò la città di Ostia accanto alla quale creò le prime saline romane alimentate dallo stagno dall’acqua salata. Sulla sponda opposta del Tevere controllata dagli Etruschi, erano invece collocate le saline di Veio, alimentate anch’esse da uno stagno salmastro (Stagno di Maccarese).

La lunga guerra in cui si affrontano Veio e Roma è definita da alcuni studiosi come “la guerra del sale”, perché finalizzata al controllo della produzione di quello che è considerato l”oro bianco dell’antichità.” Il  sale, importantissimo per la conservazione dei cibi ma anche per la concia delle pelli e per la metallurgia (usato con lo zolfo per separare l’oro da altri metalli).

Ostia si sviluppò molto in età repubblicana lungo gli argini del fiume ma fu in età imperiale che si dotò di  un vero e proprio porto. Il porto si insabbiò progressivamente a causa della vicinanza del Tevere e Traiano ne fece costruire un altro esagonale più interno e riparato a cui possono attraccare fino a 200 navi, collegato a quello di Claudio e al fiume mediante la Fossa Traianea; creando l’isola artificiale che noi chiamiamo Isola Sacra e favorendo lo sviuppo della cittadina di Porto a discapito di Ostia Antica che pian piano perde importanza ( III sec d.C.).

Nel VI secolo d.C., il territorio è protagonista delle guerre greco-gotiche e Ostia  assunse le caratteristiche di un territorio di frontiera: non più luogo di commercio, ma centro deputato alla difesa della via più breve tra Roma e il mare; quell’ager romanus reso così popoloso e ricco nel passato, scomparve gradualmente per lasciar spazio a territori incolti e praterie abbandonate, a strade ricoperte di vegetazione ormai impraticabili, a paludi stagnanti, Ostia si spopolò, le mura crollarono e tutto fu abbandonato.

Dopo i Goti e i Barbari, furono i predoni mussulmani a divenire il più funesto flagello delle coste italiane nei secoli seguenti.

Nell’ 827 papa Gregorio IV fece costruire Gregoriopoli, borgo difeso da mura e munito di fossato contiguo alla città semiabbandonata, sull’area della sua necropoli.

La Battaglia di Ostia di Raffaello Sanzio

Nell’849 una flotta costituita dalle navi delle repubbliche marinare di Amalfi, Napoli, Sorrento e Gaeta, riunite nella Lega Campana sbaragliò una flotta di navi saracene che si apprestava a sbarcare presso Ostia con l'intento di operare il saccheggio di Roma. La Battaglia di Ostia è ricordata da Raffaello in un affresco databile al 1514 e situato nella Stanza dell'Incendio di Borgo, una delle Stanze Vaticane.

Agli inizi del '400, papa Martino V (1417-1431), nell'ambito di una politica volta a rafforzare le difese territoriali, fece costruire, a guardia del Tevere una torre rotonda circondata da un fossato. In questo quadro si inserisce il programma di rinnovamento del borgo finanziato dal cardinale Guglielmo d'Estouteville. Vescovo di Ostia dal 1461 al 1483, egli promosse il ripristino dell'intero circuito murario, come dimostrano gli stemmi marmorei ancora oggi visibili e raffiguranti il leone rampante con gigli simbolo della sua casata.

Nel 1485 viene fatta edificare da Giulio II (cardinale Giuliano della Rovere vescovo di Ostia dal 1483 al 1503) la fortezza inglobando la torre preesistente sull’ansa del Tevere che passa di lì, su progetto dell’architetto fiorentino Baccio Pontelli. 

Questa parte di agro romano fu anche epicentro alla metà de 1500 di quella che sarebbe stata battezzata dagli storici la “Guerra del sale”, nome derivante dalle gabelle imposte dallo Stato pontificio  su tutto il suo territorio e che vide contrapposti da un lato il papa Paolo IV e dall’altra gli imperatori asburgici Carlo V e poi Filippo II che dominavano il regno di Napoli. Coinvolta fu anche la famiglia romana dei Colonna che arrivò addirittura alla scissione con Ascanio Colonna schierato con il papa e Marcantonio alleato dell’imperatore.

L’avanzata degli imperiali nel territorio laziale fu costellato di saccheggi, violenze e brutalità e la guerra arrivò fino al litorale romano. La rocca di Ostia antica era presidiata da Orazio dello Sbirro (a Ostia strada intitolata a lui), comandante pontificio che la difese per 10 giorni da un assedio martellante. In una tregua di 40 giorni l’esercito imperiale si accampò proprio lungo lo stagno di Ostia all’epoca palude, sui campi che si estendono tra Casal Palocco e Castel Porziano.

Castello Giulio II
Castello Giulio II

Nel 1557, avvenne un cambiamento importantissimo per il territorio: a seguito di una imponente piena del Tevere, il fiume cambiò corso e cancellando la sua ansa ad anello e provocando un avanzamento della costa, nei pressi del suo delta, di oltre un chilometro. Ciò determinò la decadenza della rocca di Giulio II, venutasi a trovare troppo distante dal fiume e quindi non più in grado di assolvere le sue funzioni doganali, trasferite prima a Tor Boacciana e dal 1567 a Tor san Michele.

Nel 1660 il Borgo ostiense era popolato da circa 90 famiglie per un totale di 260 abitanti.

Nel 1783 Il Ministro del Portogallo de Norogna avvia un primo tentativo di recupero dei ruderi ostiensi.
Nel 1788 per merito di un pittore scozzese, Gavino Hamilton, iniziano ricerche più precise e su vasta scala per studiare le rovine dell’antica Ostia.
Nel 1796 l’inglese Fagan riprende gli studi di Hamilton e scopre innumerevoli reperti, tra questi: i busti di Tiberio, di Lucio Vero, e di Commodo, una statua di Pallade e una di Igia, più una certa quantità di rarissimi fregi e colonne di marmo giallo antico. Scopre anche molte fornaci, usate per cuocere i marmi trafugati direttamente sul posto.

Nel 1801 Pio VII ordina l'avvio degli Scavi, anche questi di breve durata, affidati a Carlo Fea e a Giuseppe Petrini. Per i lavori pesanti si avvalgono dell'opera degli ergastolani di Civitavecchia.

La conformazione geografica del litorale di Roma nella seconda metà dell’Ottocento era assai diversa dall’attuale: terreni palustri e stagni salmastri occupavano gran parte dell’odierno territorio di Ostia e Fiumicino; a nord del Tevere si estendeva lo stagno di Maccarese, nell’Isola Sacra le Paludi di Porto, di Campo Salino, mentre a Sud lo stagno Ostiense e le antiche saline ad esso collegate, dominavano un paesaggio boschivo e acquitrinoso.

Numerose specie di uccelli migratori ed acquatici, cervi cinghiali popolavano incontrastati la palude che diveniva spesso il luogo di caccia preferito di principi, di re, ma anche di cacciatori provenienti dalla città.

L’ambiente malsano, il clima umido e salmastro, i frequenti periodi di allagamento dei terreni adatti alla coltivazione, non favoriva un insediamento stabile, per cui ci si indirizzò verso pratiche rurali che avevano il carattere di stagionalità, in particolare l’allevamento del bestiame.

Ad eccezione dello stagno di Ostia che alimentava le saline, controllate dalla Reverenda Camera Apostolica, il restante territorio era in gran parte dei Chigi a Castel Fusano e degli Aldobrandini ad Ostia.

Nel 1844 vivevano stabilmente a Ostia Antica solo 53 persone. Da ottobre alla fine di luglio venivano a lavorare nei terreni dati in affitto dagli Aldobrandini, dai Chigi e dallo Stato, intere famiglie di operai stagionali, i “guitti” che arrivavano dall’Abruzzo, dalla Ciociaria, dalla Sabina e dalle Marche ed erano principalmente dediti alla pastorizia e all’allevamento del bestiame. Vivevano giorno e notte insieme, nella promiscuità e nella sporcizia, in capanne circolari di fango e paglia, le “lestre” spesso addossate le une alle altre.

Inoltre la zona era infestata dalla malaria  che colpiva un grande numero di persone uccidendone molte.

La Società Pio-Ostiense, costituita dal governo pontificio nel 1858, con lo scopo di prosciugare lo stagno di Ostia e avviarlo a coltivazione e di riportare le saline ad una migliore produttività, effettuò due tentativi di bonifica che fallirono per problemi tecnici e per errori di valutazione.

Quando i territori passarono all'Italia dopo la presa di Roma (20 settembre 1870) sorse l'esigenza di bonificare le terre intorno alla nuova capitale del Regno, al fine di favorire lo sviluppo economico della nuova Capitale dello Stato.

Giuseppe Garibaldi con il suo intervento alla Camera dei Deputati suscitò l'interesse della nuova Italia e finalmente Il 15 luglio del 1880 venne presentato ed approvato il progetto per la bonifica degli stagni di Ostia e Maccarese.

Idrovore - foto di Federica Sequi
Idrovore - foto di Federica Sequi

Per vedere i primi lavori di bonificamento, contraddistinti da una certa organicità, si dovette attendere il 1884, ovvero quattordici anni dopo il R.D. del 1870 sul bonificamento delle paludi.
La Società Canzini Fueter e C. vinse la gara per la bonifica di due comprensori: quello di Ostia-Isola Sacra e quello costituito da Porto- Campo Salino-Maccarese. Si iniziò un’ampia azione di risanamento idraulico degli stagni di Ostia e di Maccarese.
Le direttive contenute nell’accordo di bonifica prevedevano la conclusione dei lavori entro 48 mesi dal loro inizio ma, le numerose difficoltà incontrate nell’esecuzione, fecero slittare la “consegna” di molto: ci sarebbero voluti sette lunghi anni per terminare le opere preventivate.  Il lavoro fu subappaltato all’Associazione generale dei braccianti di Ravenna. Il 24 novembre del 1884 partirono alla volta dell’Agro romano 500 braccianti e 50 donne ravennati che, da lì a poco, diverranno i protagonisti della bonifica di Ostia e Maccarese

Considerato che l'opzione primaria di sollevare il livello del terreno per colmata avrebbe richiesto, con le tecnologie dell'epoca, un tempo stimato di circa 50 anni, si scelse come sistema alternativo la realizzazione di una serie di canali che avrebbe permesso il deflusso delle acque.

Il 26 novembre 1884 le squadre romagnole, con la posa in opera del cantiere e l’abbattimento di parte della pineta di Ostia inauguravano ufficialmente l’avvio dei lavori di bonifica.

Il progetto di risanamento idraulico prevedeva in primo luogo lo scavo dei canali di acque alte: con la messa in opera delle canalizzazioni di Dragoncello, della Lingua e di Pantanello da una parte e di quelle di Maccarese, ponte Galeria e Vignole dall’altra, si isolarono sia lo stagno di Ostia che di Maccarese dai terreni più elevati, impedendo quegli apporti idrici che specialmente nei mesi invernali contribuivano all’impaludamento.

I braccianti romagnoli avevano già intrapreso lavori simili nella terra d’origine ed erano portatori di esperienze tecniche e di una organizzazione lavorativa non comune nelle masse bracciantili di fine ‘800; introdussero nell’Agro nuovi strumenti di lavoro adatti alla scavo e alla rimozione della terra.

Gli scariolanti- da ia-ostiaantica.org
Gli scariolanti- Foto di ia-ostiaantica.org

Suddivisi in terrazzieri che facevano il primo scavo nel terreno e scariolanti che trasportavano la terra ai margini dello scavo per costruire l’argine, facevano della velocità(essendo operai assunti a cottimo) e della precisione le loro migliori doti. Diretti da caposquadra con straordinarie capacità pratiche, tali da sfidare gli stessi ingegneri del Genio Civile, impiegavano mezzi semplici ed efficaci, come la tradizionale “carriuola”, dalla modesta capacità di carico ma dalla grande mobilità, il “paletto” e il palone di legno, con i quali era possibile rimuovere cospicue quantità di terra in tempi relativamente brevi.

La bonifica dunque si basava sulla possibilità di ottenere il drenaggio delle acque basse, situate nelle grandi depressioni lacustri, mediante l’utilizzo di macchine idrovore

Per meglio assolvere al loro compito, le macchine vennero situate vicino al mare e in prossimità del luogo di massima depressione (antiche foci degli stagni di Ostia e Maccarese)

Il 16 dicembre 1889 iniziò a funzionare l’impianto di Ostia che prosciugò, in 12 giorni e 8 ore, un’estensione di 1500 ettari. tutte le acque furono pompate in quello che attualmente è il Canale dei Pescatori.

Drenate le depressioni, nei terreni prima sommersi dalle paludi iniziò lo scavo dei “colatoi” e de “collettori” che convogliavano le acque sotto il livello del mare (acque basse) fino alla vasca attigua all’impianto di sollevamento.  I canali studiati anche per fronteggiare le piene del Tevere avevano una lunghezza complessiva di 22 km. Difficoltà e ritardi prorogarono la durata della bonifica fino al 1891 ma in realtà proseguì per lungo tempo con lavori di manutenzione e la costruzione di opere murarie.

La Rocca ed il Borgo di Ostia Antica furono restaurati in varie riprese nel 1900.

ultimo aggiornamento Novembre 2017

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