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Divieto della plastica monouso entro il 2021, Ok dal Parlamento europeo


Con 560 voti a favore, 35 contrari e 28 astensioni, il Parlamento ha approvato in via definitiva una nuova legge che vieta l’uso entro il 2021 di articoli in plastica monouso: posate di plastica monouso (forchette, coltelli, cucchiai e bacchette); piatti di plastica monouso; cannucce di plastica; cotton fioc fatti di plastica; bastoncini di plastica per palloncini; plastiche ossi-degradabili, contenitori per alimenti e tazze in polistirolo espanso.

Secondo la nuova direttiva, per quanto riguarda le bottiglie di plastica, si dovrà riciclare almeno il 90% entro il 2029, con un target intermedio del 77% al 2025. Nel testo si introduce anche l’obbligo, a partire dal 2024, di avere il tappo attaccato alla bottiglia per evitare che questo si disperda con facilità. Viene introdotto, inoltre, un contenuto minimo di materiale riciclato, (almeno il 25% entro il 2025 ed il 30% al 2030) nella produzione di bottiglie di plastica per favorirne così la raccolta differenziata. Obiettivi che saranno funzionali anche a incrementare la qualità della raccolta differenziata e del riciclo di questo materiale. La direttiva prevede che per gli attrezzi da pesca gli Stati membri devono definire dei target nazionali di raccolta e adottare dei piani di monitoraggio per verificarne il raggiungimento.

Il regime di responsabilità estesa del produttore (EPR) include anche i produttori di sigarette e di attrezzi da pesca, che Legambiente ricorda sono tra i rifiuti più trovati sulle nostre spiagge. La responsabilità estesa coprirà i costi della raccolta, della rimozione dei rifiuti e delle misure di sensibilizzazione, con la possibilità di accordi volontari tra produttori e autorità nazionali. Inoltre, le nuove norme stabiliscono infine che l’etichettatura informativa sull’impatto ambientale di disperdere per strada le sigarette con filtri di plastica sarà obbligatoria. Ciò dovrà valere anche per altri prodotti come bicchieri di plastica, salviette umidificate e tovaglioli sanitari.

In una nota l’Europarlamento spiega che si tratta di un «Nuovo obiettivo di riciclaggio e maggiore responsabilità per i produttori. L’accordo rafforza inoltre l’applicazione del principio “chi inquina paga”, introducendo una responsabilità estesa per i produttori. Questo nuovo regime si applicherà ad esempio ai filtri di sigaretta dispersi nell’ambiente e agli attrezzi da pesca persi in mare, per garantire che i produttori sostengano i costi della raccolta».

Per i prodotti monouso per i quali, invece, non esistono alternative, gli Stati membri dovranno mettere a punto piani nazionali, con misure dettagliate, per ridurre significativamente il loro utilizzo, da tramettere alla Commissione entro due anni dall’entrata in vigore della direttiva.

Secondo la Commissione europea, «Oltre l’80% dei rifiuti marini è costituito da plastica. I prodotti coperti dalla legislazione costituiscono il 70% di tutti i rifiuti marini. A causa della sua lenta decomposizione, la plastica si accumula nei mari, negli oceani e sulle spiagge dell’Ue e del mondo. I residui di plastica sono ingeriti dalle specie marine (come tartarughe marine, foche, balene e uccelli, ma anche dai pesci e dai crostacei) e sono quindi presenti nella catena alimentare umana».

Per Greenpeace «Il Parlamento Ue ha risposto alle richieste e alle preoccupazioni di milioni di cittadini, la soluzione definitiva è però ancora lontana. Non introducendo misure vincolanti per gli Stati membri per ridurre il consumo di contenitori per alimenti, e ritardando di quattro anni l’obbligo di raccogliere separatamente il 90 per cento delle bottiglie in plastica, l’Europa regala infatti alle grandi multinazionali la possibilità di fare ancora enormi profitti con la plastica usa e getta, a scapito del Pianeta».

La relatrice, la belga Frédérique Ries del Mouvement Réformateur (Gruppo dell’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa), ha sottolineato che « La plenaria del Pasrlamento europeo ha adottato quasi all’unanimità la mia direttiva #singleuseplastics. Gli oceani sono la nostra vita e quella dei nostri bambini. Senza dubbio è una prima tappa, ma l’Europa si è messa in marcia. Questa legislazione ridurrà il danno ambientale di 22 miliardi di euro, il costo stimato dell’inquinamento da plastica in Europa fino al 2030. L’Europa dispone ora di un modello legislativo da difendere e promuovere a livello internazionale, data la natura globale del problema dell’inquinamento marino causato dalle materie plastiche. Ciò è essenziale per il pianeta».

Soddisfatto anche l’eurodeputato olandese Bas Eickhou, candidato copresidente dell’Ue dal Partito verde europeo, ha sottolineato che «L’Ue si è finalmente accorta al fatto che abbiamo bisogno di cambiare radicalmente il nostro approccio alla produzione e all’uso della plastica nella nostra vita quotidiana. Le montagne di rifiuti di plastica hanno degradato per decenni il nostro ambiente e intasato i nostri mari e questa direttiva sulla plastica monouso potrebbe essere un primo passo verso l’inversione di tendenza. Siamo stanchi di sentire vuote promesse dall’industria che affermano di affrontare il problema. Invece di ridurre la produzione di plastica, è aumentato vertiginosamente anno dopo anno. Questa mossa si tradurrà nella messa al bando di piatti monouso, posate, agitatori e altri oggetti che spesso finiscono per sporcare le nostre coste. Dobbiamo essere sinceri con noi stessi che la nostra storia d’amore con una cultura basata sui rifiuti deve finire. Se gli esseri umani sperano di non seguire la strada della tazza di caffè monouso, dovremo agire in modo creativo e laborioso per proporre nuovi modelli circolari che possano aiutarci a vivere in modo sostenibile e in armonia con il nostro ambiente».

Il ministro dell’ambiente Sergio Costa ha dichiarato: «Voto storico al parlamento europeo: il cammino per arrivare allo stop della plastica monouso in Ue è realtà. Appena l’iter formale sarà concluso, orientativamente a fine aprile, ci attiveremo immediatamente per il recepimento della direttiva in Italia. Accolgo con estrema soddisfazione l’esito della votazione a Strasburgo. In questo modo anche l’Italia compie un passo in avanti per portare a casa la SalvaMare. Adesso è nostro compito valutare con attenzione i parametri imposti dalla Direttiva Europea e applicarla nel più breve tempo possibile. La plastica monouso è dannosa, va abolita e messa al bando senza esitazione».

Ma a frenare è proprio la sottosegretario leghista all’ambiente Vannia Gava, che evidentemente la pensa diversamente da Conte: «La risposta del parlamento europeo (uscente) a questo tema è una direttiva che colpisce in unica direzione cioè contro il settore produttivo delle plastiche che invece deve essere accompagnato in un percorso di crescita e di innovazione tecnologica verso nuove formule. Dobbiamo lavorare per una educazione a livello globale che miri a bloccare l’abbandono di tutti i rifiuti che possono danneggiare l’ambiente: non solo la plastica. La direzione deve portare all’uso delle plastiche compostabili e derivanti da materiali riciclati. Così abbiamo fatto, proponendo ed approvando in legge di bilancio un percorso comune con tutto il settore. Anche in questo caso vale la regola dell’approccio razionale. Non deve essere l’Italia ad avere posizioni troppo estreme nell’applicazione della direttiva, sono in gioco migliaia di posti di lavoro». Forse da dichiarazioni come queste di esponenti della Lega si capisce il perché di ritardi e marce indietro.

Anche Greenpeace Italia chiede al governo di «recepire rapidamente la direttiva Ue e di rafforzarla ulteriormente, con la responsabilizzazione dei produttori e l’introduzione di obiettivi vincolanti per ridurre i consumi di prodotti in plastica monouso. Per l’organizzazione ambientalista l’Italia deve anche assolutamente recepire il divieto, incluso nella direttiva comunitaria, di sostituire con plastica biodegradabile e compostabile gli oggetti in plastica tradizionale».

Esulta e rilancia anche Raffella Giugni, Responsabile relazioni istituzionali di Marevivo: «Così come accaduto con i cotton fioc non biodegradabili e le microplastiche nei cosmetici, ci aspettiamo che l’Italia sia tra i primi Paesi Europei ad attivarsi per recepire la direttiva. Marevivo già da tempo ha fatto le sue proposte per l’approvazione della Legge Salvamare ed ora che c’è anche il favore del Parlamento Europeo è necessario agire. Come associazione abbiamo anche sensibilizzato sull’impatto prodotto dai mozziconi di sigaretta e siamo contenti che nella direttiva ci siano delle misure per contrastare il problema. L’inquinamento da plastiche in mare è un’emergenza da affrontare perché non c’è più tempo».

da http://www.greenreport.it