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"A rischio caduta" i pini della Colombo

La perizia choc della sentenza sullo schianto mortale all’altezza di Malafede "Dalle mura Aureliane a Ostia piantati nel ’50 alberi con radici poco sviluppate"

Anche se esternamente mostrano una chioma rigogliosa, i pini di via Cristoforo Colombo potrebbero essere a rischio crollo. Questo perché sono stati allevati male nei vivai e non hanno sviluppato radici profonde che ne garantiscano la tenuta a terra, di fronte a intensi fenomeni meteorologici.
È quello che emerge dalla consulenza tecnica disposta dal gip Donatella Pavone sul pino che il primo dicembre 2013, all’altezza di via di Malafede, si sradicò dal terreno, precipitando su un motociclista che in quel momento stava percorrendo la Colombo. Nell’incidente morì Gianni Danieli, 42 anni, fisioterapista. La Procura aveva chiesto il rinvio a giudizio, con l’accusa di omicidio colposo, per 8 dirigenti dell’Unità organizzativa Ambiente e litorale del X Municipio. Secondo l’ipotesi accusatoria, Aldo Papalini, Claudia Menichelli, Marina Vecchiarelli, Aldo Barletta, Emanuela Bisanzio, Paolo Cafaggi, Domenico Di Palo e Claudio Saccottelli avevano omesso di compiere le attività di manutenzione delle alberature poste in quel tratto di strada. Il giudice, tuttavia, lo scorso 23 ottobre ha prosciolto tutti gli imputati. Nelle motivazioni della sentenza, ha spiegato che, dagli elementi probatori raccolti, non era risultato nemmeno con chiarezza se la manutenzione spettasse effettivamente al Municipio di Ostia o piuttosto al Dipartimento tutela ambiente della Protezione civile di Roma. Ma anche volendo superare questo problema di competenza, secondo il gip, «dalla consulenza tecnica è emerso che l’albero era in perfette condizioni di salute e che non era possibile vedere dall’esterno che l’apparato radicale non era sufficiente alla stabilizzazione della pianta», tanto da causarne la caduta, «a fronte di un evento meteorologico di notevole portata», anche se non eccezionale, come le forti raffiche di vento che soffiavano il giorno in cui morì Danieli. Secondo il pm Pioletti, tra gli indicatori di pericolo che avrebbero dovuto allertare i responsabili della struttura del Municipio X, c’era la scarsa manutenzione dei cavi di ancoraggio del pino. Il consulente tecnico, però, ha precisato che «anche se i cavi fossero stati ben mantenuti, non avrebbero potuto evitare la caduta dell’albero».
La pianta in questione era parte di un filare di pini domestici che si sviluppa sulla Colombo dalle Mura Aureliane fino a Ostia. La strada è stata realizzata poco prima della Seconda guerra mondiale, ma la piantumazione delle alberature risale ai primi anni ’50. «Si suppone che per l’impianto - si legge nella perizia - ci si è avvalsi di materiale vivaistico prodotto presso i vivai allora a servizio delle pinete di Castelfusano e di Castelporziano».
La prassi diffusa all’epoca era di recidere, al momento della messa a dimora dei pini, l’asse primario delle radici e quelle "orizzontali". «L’assenza di radici laterali adeguate rispetto alla direzione del vento, fa sì che non ci siano elementi di resistenza alla torsione - spiega il ct - L’anomalia è da imputarsi alla tecnina attuata in fase di zollatura e al fatto che il trapianto è avvenuto quando la pianta era già assai sviluppata, all’eta di 15 anni».
A questo si aggiunge il fatto che sono state recise parecchie radici dei pini sulla Colombo per posare cavi elettrici e tubi dell’acqua.

Valeria Di Corrado

14 dicembre 2015
da www.iltempo.it

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