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A Capocotta permessi scaduti e chioschi sotto sfratto in piena estate

Legambiente: "Non far morire Capocotta, il Comune salvi il litorale romano".

Prima le demolizioni degli abusi a Castel Porziano, poi gli scandali che hanno colpito i porti di Fiumicino e Ostia. In mezzo i varchi per il libero accesso al mare ed i blitz di Polizia, Carabinieri, Guardia Costiera e Vigili con piogge di multe per gli stabilimenti e i chioschi di Ostia. Il litorale romano, per questa estate, sembrava averle vissute tutte ma un altro tsunami, è il caso dirlo, sta per agitare il mare della Capitale.
Questa volta a finire nell'occhio del ciclone è l'area di Capocotta. Lì dove le spiagge sorgono nella Riserva Naturale Statale del Litorale. In piena Macchia Mediterranea. Un paesaggio stupendo che è stato set di diverse pellicole cinematografiche, gialli irrisolti e amori infiniti. Dal caso Montesi, al festival di poesia. Dalle citazioni di Rino Gaetano ai videoclip dei Flaminio Maphia. Dalle foto artistiche, alle scene delle pellicole di Tinto Brass. Con la tenuta presidenziale di Castelporziano che segna il confine tra Ostia e Torvajanica.
Capocotta è un mondo. Anche di contraddizioni. Basterebbe pensare che l'area è talmente piena di vincoli che, in teoria, non avrebbe dovuto ospitare nemmeno un chiosco, ed invece ora lì ce ne sono cinque. In questi anni i gestori di quegli spazi hanno assicurato accessibilità, legalità, pulizia e pulizia. Ma qualcuno ha anche "esagerato" ingrandendo il loro spazio anche 10 volte più del previsto.
A mettere altra carne al fuoco ci ha pensato, in questi giorni, il Comue di Roma recapitando un sostanziale sfratto esecutivo ai gestori. Proprio nel pieno della stagione balneare, ad agosto, nell'area più pregiata della costa romana. E pensare che tutto iniziò per "colpa" del Campidoglio che di fronte al dilagare di abusivi, invece di abbattere tutto, cercò di legalizzare quei chilometri di arenile. Durata del bando 10 anni, prorogato poi per ulteriori 5 dal 2010, terminato lo scorso giugno e rinnovato pro-tempore dalla giunta Marino.
Ma anche quella clessidra ha visto cadere il suo ultimo granello di sabbia. Il 31 maggio scorso è, infatti, scaduto l'ultimo anno di proroga dell'affidamento. Così il X Dipartimento ha inviato ai gestori una comunicazione con cui notifica l'avvio del procedimento per la riacquisizione delle unità di servizio di Capocotta. Un avviso si sfratto appunto. E adesso?
L'area aspetta da 19 anni il Piano di Gestione della Riserva Statale del Litorale Romano, ma intanto il Comune di Roma non è riuscito ad indire gare e gli abusi sono aumentati. Non solo. Un'inchiesta guidata dal sostituto procuratore Mario Palazzi che nel 2013 ordinò i sequestri dei chioschi abusivi di Castel Porziano, poi demoliti quest'anno con "le ruspe della legalità" getta anche un'altra ombra. Nulla di certo ancora. Ma il dubbio, lecito, c'è.
Eppure, lo scorso aprile quando ancora la stagione estiva doveva iniziare, i gestori dei chioschi avevano lanciato un grido d'allarme. Nell'incontro tenuto al chiosco 'Mediterranea', Claudio Presutti presidente del consorzio 'Capocotta Cinque Spiagge' chiese al Comune di impegnarsi "per una rapida approvazione del Piano di Gestione della Riserva, per poi autorizzare una proroga minima indispensabile dell'attuale gestione, al fine di non perdere il know-how che fino ad oggi ha permesso di rendere Capocotta libera e fruibile nell'esclusivo interesse dei cittadini".
Appello, forse, non ascoltato e questa situazione potrebbe gettare nell'abbandono Capocotta. E' per questo che, in occasione della presentazione dei dati finali della campagna Goletta Verde sullo stato dei mari e delle coste italiane, Legambiente ha lanciato un appello: "Bisogna agire in fretta per salvare la parte più pregiata del litorale romano, recuperando anche vecchie e nuove mancanze amministrative evidenti, dopo anni di attesa anche la Giunta Marino in questi ultimi due anni non ha fatto nulla".
Il presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legambiente Lazio Roberto Scacchi poi continuano: "In questi anni la spiaggia di Capocotta è stata curata e gestita bene con la garanzia di pulizia e presidio. Ora c'è bisogno di dare una continuità gestionale attraverso procedure di evidenza pubblica per non lasciare a se stessa la spiaggia più bella e pregiata del litorale di Roma".
Per Legambiente, se il Comune di Roma "non è riuscito a mettere a bando di evidenza pubblica la gestione chioschi entro la data ultima dello scorso 31 maggio, ora avvii la procedura immediatamente con criteri premiali per chi ha garantito la legalità e rispettato le regole. Deve essere garantita la continuità della buona pratica e la chiusura serena della stagione in corso per non lasciare l'area non gestita quando di contrasto la quasi totalità degli stabilimenti di Ostia, gran parte dei quali vietano il mare ai non paganti formando il Lungomuro che denunciamo da anni, ha avuto affidamenti diretti e deroga fino al 2020". Il tema è caldo, non bisogna rilassarsi in fondo "Capocotta non è Kingston".

14 agosto 2015
da www.romatoday.it

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