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Castel Fusano

RISERVA NATURALE STATALE DEL LITORALE ROMANO

PARCO URBANO DI CASTEL FUSANO

Via del Martin Pescatore, 66 - Castel Fusano

Info e visite 06 50.91.78.17 (C.E.A lunedì, mercoledì, venerdì, sabato ore 9.30 - 12.30)

Cellulare: info e visite 347 82.38.652 - 327 45.64.966 (C.E.A. mercoledì, venerdì ore 15.00 - 18.00)
Per le informazioni su visite naturalistiche visita il sito web: www.riservalitoraleromano.it
Per le visite a Castelporziano: www.riservalitoraleromano.it/castelporziano.asp

E-mail: cealitorale@gmail.com

Sito web: www.riservalitoraleromano.it/index.asp

Il parco urbano di Castel Fusano si trova a circa 30 chilometri dal centro di Roma.La superficie del parco, di 1.200 ettari, è in gran parte pianeggiante.Il parco è diviso in due dalla Cristoforo Colombo, via a scorrimento veloce che congiunge il litorale a Roma.

La storia di Castel Fusano è molto antica. Se da una parte è piacevole riconoscere lungo il litorale che va da Ostia ad Ardea i luoghi di cui narra Virgilio, ambientando la sua Eneide, dall’altra è possibile risalire con certezza ai tempi dei Romani tramite iscrizioni ritrovate sul luogo o scritti giunti sino a noi.Tale territorio ebbe nei secoli proprietari illustri, quali gli Orsini, i Corona ed i Fabi, per passare ai Sacchetti nel 1620 ed infine ai Chigi. Nel 1932 fu aquisito dal Governatorato di Roma ed aperto al pubblico l'anno successivo.

Il parco di Castel Fusano presenta zone con vegetazione più o meno fitta, a seconda che domini la macchia sempreverde autoctona (in prevalenza lecci) o il pino domestico (pinus pinea). Quest'ultimo, introdotto dall'uomo alla fine del 1600, ha dato origine ad un paesaggio monumentale che sebbene fondamentalmente artificiale ha un enorme valore storico. Un vasto lembo di macchia litoranea si estende poi parallelamente alle dune, con prevalenza di leccio, corbezzolo, lentisco, fillirea, erica arborea, mirto, alaterno, ginepro fenicio, rosmarino ed osiride.

In un simile ambiente è presente una fauna molto varia, specie per quanto riguarda gli uccelli, anche in virtù della vetusta età dei pini. Picchi, upupa, capinere, occhiotti, volatili tipici della macchia mediterranea, cinghiali, donnole, volpi, faine, ricci, istrici e tassi e non è raro incontrare esemplari di testuggine. Numerosissime sono anche le specie di insetti, a volte assai rare, che trovano rifugio nel legno putrescente di alberi morti o caduti.

Nel luglio del 2000, un disastroso incendio ha interessato proprio i 300 ettari della pineta monumentale secolare, costituita da pini radi di grandi dimensioni e da un folto sottobosco di piante della macchia sempreverde mediterranea. I danni sono stati ingentissimi, più di 280 sono stati gli ettari andati distrutti, e pur provvedendo ad interventi di recupero ci vorranno secoli prima di riuscire a ricostituire il paesaggio originario (in considerazione anche del fatto che il problema incendi si ripropone inevitabilmente tutte le estati).

Via Severiana

La Via Severiana era un'antica strada romana che congiungeva Portus (l'odierna Fiumicino) con Terracina. Fu costruita nel 198 d.C. dall'imperatore Settimio Severo (da cui prende il nome), che si limitò probabilmente a collegare e lastricare pezzi di strade preesistenti lungo il percorso della costa laziale.La strada, lunga circa 80 miglia romane (circa 118 km), partiva dal porto di Portus alla foce del Tevere, attraversava Ostia, lo Stagno di Ostia, il Vicus Augustanus, Laurentum, Lavinium (Pratica di Mare), Antium (Anzio) e Astura (Torre Astura), per giungere quindi a Terracina.

La strada è indicata nella Tabula Peutingeriana,dove sono indicate alcune località fra cui: Laurentum, Lavinium, Astura, Clostris, ad Turres albas, Circeios (sul Circeo presso Torre Paola), Ad Turres (Torre Vittoria), Terracina.
La costruzione della strada presentò non poche difficoltà anche per gli abili ingegneri romani, a causa dei numerosi corsi d'acqua che scendendo dai monti dell'entroterra, specialmente nella zona dell'Agro Pontino, si andavano spesso ad impaludare prima di sfociare a mare. La tecnica usata per superare questo tipo di ostacoli fu quella di conficcare dei piloni di legno nel terreno riempiendo successivamente lo spazio fra i piloni con grosse pietre che vennero quindi compresse fortemente e riempite ulteriormente di terra fino a formare dei terrapieni rialzati di uno o due metri rispetto al livello della palude, su cui poi venne realizzata la strada.
Costruita inizialmente per scopi commerciali, al fine di far arrivare più comodamente dai monti Lepini la calce necessaria per la manutenzione del porto di Ostia, la strada divenne ben presto la principale via di accesso alle numerose ville che i notabili romani si erano fatti costruire come residenze estive sul litorale romano. Oggi dell'antica via restano solo poche tracce visibili. Alcuni frammenti del basolato usato per lastricare la strada sono visibili all'interno della pineta di Castel Fusano e ad Ostia nella pineta presso il Canale dei Pescatori sulla strada che porta ad Ostia Antica. Altri resti sono visibili nella necropoli dell'Isola Sacra. L'attuale Strada Statale 601, detta dai romani Via litoranea, ripercorre, nel tratto Ostia-Anzio, l'antico percorso della Via Severiana.


Villa Sacchetti Chigi a Castel Fusano

A nord del piazzale della Villa di Plinio si può intravedere un edificio di una certa imponenza, esterno al perimetro del parco, chiamato Castello Chigi.
Il cardinale Giulio Sacchetti, proprietario della tenuta di Castelfusano dal 1620, affidò al pittore ed architetto Pietro da Cortona (Cortona 1596-Roma 1669) la costruzione dell’edificio, la cui mole, compatta e poco articolata, somiglia più ad una casa di campagna fortificata che ad una villa signorile,e certamente non consentì all’artista,forse alla sua prima esperienza da architetto, di esprimere liberamente il proprio gusto scenografico e barocco. Forte è comunque la suggestione di questo imponente maschio turrito, che si erge solitario in mezzo ad una radura ricavata in una zona allora selvaggia e incontaminata. Nel 1755 la tenuta e il palazzo dei Sacchetti vengono acquistati dalla famiglia Chigi, attualmente proprietaria del castello.


La Villa di Plinio

Situato in prossimità del confine tra il parco di Castel Fusano e la tenuta di Castel Porziano, il complesso venne scavato nel 1713. Fu identificato con la villa posseduta in questa zona da Plinio il Giovane (61-114 d.C.), descritta in una lettera da lui indirizzata all’amico Gallo. Sono state datate tre fasi costruttive della villa: la prima è di epoca giulio-claudia, la seconda coincide con l’ingrandimento della villa tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C., mentre la terza è compresa tra l’età di Adriano (117-138 d.C.) e di Antonino Pio (138-161). La parte più vistosa e meglio conservata della villa, ora distante circa 600 metri dal mare, appartiene al quadriportico cui si accede attraverso un arco in laterizio. Il peristilio, costituito da due giri di colonne, delimitava un giardino con al centro una vasca in parte restaurata. Sulla estremità meridionale del quadriportico è situata, ad una quota più alta, la zona termale, ove nel primo ambiente si conserva un pregevole mosaico in bianco e nero raffigurante Nettuno su un carro trainato da due ippocampi. A sud è visibile una vasca circolare che era destinata al bagno caldo. Ad est del quadriportico, ad una quota più alta, sono visibili i resti imponenti di un edificio identificato con una torre.


Link correlati:

Lipu Ostia: Riserva Naturale del Litorale Romano

Piccolituristi Roma: In bici per la Pineta di Castel Fusano

Wikisource: La vegetazione del parco urbano "Pineta di Castel Fusano"

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